Disoccupazione Naspi e accertamento fiscale

Accertamenti Fiscali disoccupati

L’Agenzia delle Entrate ha l’obbligo di verificare i comportamenti fiscali degli utenti e assicurarsi che vi sia il regolare adempimento degli obblighi tributari. L’avviso di accertamento fiscale è uno degli strumenti che l’Agenzia delle Entrate adotta per attuare le sue indagini fiscali e può essere avviato attraverso la richiesta di acquisizione di elementi presso il contribuente (verifiche, ispezioni, accessi, richieste di documenti, questionari, ecc.) oppure dagli elementi in possesso dell’Agenzia delle Entrate (dichiarazioni, atti registrati, comunicazioni varie).

Alla fine del procedimento, l’Agenzia delle Entrate rende note al contribuente le conclusioni e le modalità per sanare le anomalie.

Uno dei casi in cui potrebbe essere avviata la procedura di accertamento fiscale riguarda la spesa effettuata da chi si trova in uno stato di disoccupazione.

In questa particolare situazione, il Redditometro stabilisce quali sono le condizioni e le spese per le quali un disoccupato non sia passibile di accertamento.

 

Il Redditometro applicato alla disoccupazione INPS

Il redditometro controlla le spese dei contribuenti, ma cosa succede se i contribuenti sono disoccupati, percettori o meno di indennità di disoccupazione Naspi? Anche questi soggetti possono essere sottoposti ad accertamenti fiscali da parte dell’Agenzia delle Entrate? La risposta è naturalmente si.

Il Fisco controlla il tenore di vita e le spese di tutti i contribuenti e, soprattutto in caso di disoccupazione, occorre fare particolare attenzione.

Ovviamente non tutte le spese sono sottoposte al vaglio dell’Agenzia delle Entrate, esistono particolari acquisti che insospettiscono il Fisco e altri che sono del tutto naturali. Chi si trova nella condizione di stare portando avanti attivamente una ricerca di lavoro, ma senza successo, può certamente fare acquisti, ma sempre nei limiti del reddito percepito e, in ogni caso, quando si è in possesso delle relative prove a giustificazione delle spese.

I disoccupati possono continuare a percepire Naspi o ricevere prestiti da altri componenti della famiglia, l’importante è avere a disposizione i relativi documenti e, in caso di avviso di accertamento, mostrarli all’Ente.

SPESOMETRO DISOCCUPAZIONE: COME FUNZIONA

L’avviso di accertamento non scatta immediatamente, né subito dopo il licenziamento, né se lo scostamento tra reddito percepito e spese è inferiore al 20%, ma esistono particolari spese che possono attirare l’attenzione. In particolare, ci riferiamo a tutti i beni che necessitano di manutenzione: auto di lusso, case e ogni altra spesa che non può essere giustificata dai risparmi posseduti o da eventuali altre entrate. Non è chiaro se in questa categoria di operazioni rientrino anche le attività finalizzate alla formazione professionale per il reinserimento lavorativo del soggetto, come i master e i corsi altamente professionalizzanti, che spesso hanno un costo elevato proprio perché di tratta di corsi molto specialistici.

Bisogna comunque distinguere caso per caso, non necessariamente chi fa queste particolari spese è soggetto ai controlli del Fisco, ma naturalmente maggiore è la durata della disoccupazione a fronte di un tenore di vita medio-alto e più si rischiano i controlli del Fisco, a cui, in ogni caso, ci si può difendere adducendo le prove e i documenti relativi ai giustificativi delle spese.

 

Cos’è il Redditometro 2017

Una piccola digressione su cos’è il Redditometro è d’obbligo. Il redditometro è un accertamento sintetico che risale al reddito analizzando le manifestazioni di capacità contributiva, ovvero le spese sostenute dai soggetti privati.

Infatti, sono proprio le persone fisiche i destinatari del redditometro: sulla base delle spese effettuate (acquisto di beni immobili, auto, consumo di energia e tanti altri aspetti della vita quotidiana e non), fanno presumere una capacità di spesa maggiore rispetto al reddito imponibile dichiarato.

Il redditometro nel tempo ha subito diverse modifiche e non guarda più al solo possesso di beni o investimenti, ma tende a misurare la spesa complessiva ed effettiva del contribuente, in relazione al dichiarato, considerando la capacità presunta di spesa complessiva dell’intero nucleo familiare.

A seguito dell’avviso di accertamento, l’onere di provare l’effettiva riconducibilità delle spese a redditi tassati e dichiarati spetta al contribuente.

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