Contratti di lavoro: somministrazione vs. tempo determinato

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Per quale motivo conviene preferire la somministrazione alla stipula di contratti di lavoro a tempo determinato? Ecco dieci buone ragioni per servirsi di uno strumento semplice ed innovativo per gestire picchi di lavoro e commesse inattese, avvalendosi della consulenza e del supporto di un’Agenzia del Lavoro qualificata e autorizzata dal Ministero del Lavoro.

 

10 motivi per preferire la somministrazione ai contratti di lavoro a tempo determinato

1. Il lavoratore somministrato viene assunto dall’Agenzia per il Lavoro con contratto di categoria utilizzato dall’impresa, senza vincoli diretti con quest’ultima. In caso di stipula di un contratto a tempo determinato, invece, l’azienda è responsabile diretta del buon andamento del rapporto poiché dovrà assumerlo direttamente in azienda.

2. L’APL assicura l’inserimento in azienda di personale qualificato, elemento non sempre garantito in caso di scelta autonoma dell’azienda. Consulenti specializzati nella ricerca e selezione del personale, lavorano per garantire l’inserimento in azienda di risorse adeguate alla posizione richiesta e al contesto lavorativo in cui opereranno.

3. Nessun adempimento burocratico per l’azienda. L‘Agenzia interinale si occupa di tutti gli aspetti burocratici: assunzione, elaborazione del cedolino, pagamento del lavoratore, pagamento contributi sociali ed Inail, Tfr e ferie senza alcun costo aggiuntivo per l’azienda. In altre parole: niente burocrazia per il committente.

4. Nessun onere a carico dell’azienda per l’insorgenza di malattie, infortuni e maternità. I contratti a tempo determinato impongono invece all’azienda la sostituzione del lavoratore ed il versamento delle indennità ai lavoratori sostituiti.

5. L’inquadramento contrattuale della somministrazione prevede un periodo di prova utile a valutare le competenze del personale contrariamente a quanto avviene in caso di assunzione a tempo determinato, per cui non è previsto.

6. Possibilità di proroga dello stesso contratto, con l’opportunità di cambiare la sua durata a seconda delle esigenze. Al contrario della forma contrattuale a termine, la somministrazione non è soggetta al tetto quantitativo del 20%.

7. Con il contratto di somministrazione viene meno il diritto di precedenza per il lavoratore assunto con contratto a tempo determinato.

8. In somministrazione non si applica il periodo di stop and go mentre nel lavoro a termine, tra una proroga ed un’altra, si applica uno stop di 10 giorni, spezzando i flussi di lavoro interni all’azienda con conseguenti possibili ripercussioni economiche negative.

9. Con la somministrazione c’è la possibilità di rinnovare il contratto con sei proroghe in 36 mesi. In aggiunta si può contrattualizzare il lavoratore per altri 36 mesi mentre il lavoro a tempo determinato prevede cinque proroghe in 36 mesi alla scadenza dei quali l’azienda deve assumere il lavoratore a tempo indeterminato.

10. L’azienda può adempiere all’obbligo di riserva previsto dalla legge 68/99 sulla tutela delle categorie protette mediante l’utilizzo di contratti di lavoro in somministrazione, a condizione che le missioni abbiano durata non inferiore a dodici mesi. Per chi non usufruisce della somministrazione, al raggiungimento del quindicesimo lavoratore, l’azienda è obbligata ad assumere appartenenti alle categorie protette entro 60 giorni.

ORIENTARSI TRA I CONTRATTI DI LAVORO E SCEGLIERE QUELLO ADATTO

Per orientarsi tra le molte tipologie di contratti di lavoro e scegliere quello più conveniente per il proprio business e per il proprio modello aziendale, è possibile scegliere di affidarsi al servizio di consulenza gratuita erogato dall’agenzia interinale di fiducia. Un team di consulenti esperti, attraverso audit interne e interviste con il management, sarà in grado di delineare il profilo dell’azienda e di individuare le aree di intervento per supportare l’azienda nella ricerca e selezione del personale e nella sua gestione amministrativa e previdenziale.

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