Crediti ECM: sanzioni e obblighi formativi

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L’ECM – Educazione Continua in Medicina è la risposta all’obbligo formativo rivolto a tutti gli operatori del mondo della sanità, in base a quanto stabilito dal codice deontologico professionale e in base a quanto sancito ufficialmente dalla Legge 214 del 2011. I singoli percorsi formativi hanno l’obiettivo di aggiornare e, soprattutto, certificare le capacità e le competenze di quei professionisti che, a vario titolo, si occupano della cura della nostra salute. L’acquisizione dei crediti ECM quindi, è soltanto il momento finale di un percorso di formazione professionale obbligatorio e certificato, il cui mancato assolvimento può comportare sanzioni e problematiche anche gravi per l’attività del professionista.

 

CHI DEVE ACQUISIRE I CREDITI ECM?

Secondo quanto prescritto dalle tabelle ministeriali, sono diverse le figure sanitarie che hanno l‘obbligo di acquisire i crediti ECM: non solo medici chirurghi, veterinari, odontoiatri, infermieri e farmacisti ma anche tecnici e terapisti. La formazione continua in medicina si rivolge quindi a tutte le categorie di professionisti nel settore Sanità.

Il catalogo corsi ECM prevede inoltre decine di corsi specifici per ciascuna area professionale, da svolgere comodamente in modalità FAD – Formazione a Distanza. Grazie alla modalità online sarà più semplice integrare l’attività lavorativa con la formazione professionale, senza correre il rischio di non assolvere all’obbligo formativo per mancanza di tempo.

Un corretto assolvimento dell’obbligo riesce ad assicurare un sensibile innalzamento della qualità dei livelli assistenziali di strutture pubbliche e private. Secondo un’indagine del Ministero della Salute però, il 50% del personale sanitario non sarebbe in regola. Che cosa succede allora se l’obbligo della formazione continua viene violato?

 

SANZIONI E IMPEDIMENTI PROFESSIONALI

La violazione della prescrizione – recita il testo normativo – “determina un illecito disciplinare e come tale è sanzionato sulla base di quanto stabilito dall’ordinamento professionale”. Al netto delle eventuali sanzioni, esiste una serie di ragioni molto più pratiche per le quali occorrerebbe non sottovalutare l’obbligo formativo.

Bisogna infatti considerare anche le ripercussioni indirette legate al mancato assolvimento formativo. Tanto per fare un esempio, un medico non in regola con i crediti Ecm, può incontrare difficoltà a lavorare, sia come dipendente che come libero professionista, presso strutture sanitarie private o per il volontariato sociale poiché sempre più spesso tali strutture richiedono l’attestazione di regolarità Ecm.

Oppure, recentemente, alcuni enti pubblici come l’Inail, prima di conferire un incarico libero professionale ad un medico, verificano la regolarità della posizione. Ciò a tutela sia dell’istituzione che del cittadino.

Ultimo aspetto da non sottovalutare è quello legato alle questioni legali ed assicurative: in caso di risarcimento a un paziente, l’eventuale irregolarità può pesare in termini di quantificazione della colpa professionale, col rischio che l’assicurazione rifiuti di coprire costi imputati al medico o al professionista giudicato colpevole.

In conclusione, al di là dell’esistenza o meno di specifiche sanzioni, ogni medico dovrebbe mantenersi in regola con l’obbligo ECM, sia per non perdere occasioni di lavoro che per non subire contestazioni di tipo legale o assicurativo.

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