Diversity management: le politiche FMTS su lavoro e disabilità

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Sono tanti, forse troppi, i professionisti italiani che soffrono di disabilità e non riescono a trovare il lavoro che si meritano, il lavoro per cui hanno studiato. Oggi in Italia, di diversity management, si parla ancora poco. Nonostante siano quasi 800mila i diversamenti abili a lavoro, c’è ancora una grande fetta di giovani e non, in attesa.

In questo articolo, ci siamo chiesi cosa potrebbero fare le aziende italiane per un numero così grande di persone che vorrebbe mettersi in gioco ma non ha mezzi e possibilità per farlo? Abbiamo deciso di parlare di categorie protette e lavoro con Noemi Napoli, recruiter categorie protette all’interno della nostra Agenzia per il Lavoro.

Aziende che assumo categorie protette: dati

Verso la fine del 2016, l’APL Formamentis ha creato una sessione dedicata alla ricerca e selezione di categorie protette. Linkedin, il social network per trovare lavoro, ha da poco effettuato una ricerca sui profili più richiesti da aziende e agenzie per il lavoro. Tra queste circa il 78% delle aziende considera oggi un diversamente abile, un profilo da inserire e ricercare. Questa è solo una ricerca, ma ci fa capire quanto in Italia le “regole” stiano cambiando in meglio.

Noemi Napoli,  si occupa di selezione del personale e nel tempo ha avuto modo di conoscere tante esperienze diverse, ascoltando i colloqui di lavoro, con persone affette da disabilità.

Come nasce l’interesse di FMTS per il Diversity Management?

Abbiamo mostrato una particolare attenzione alle categorie svantaggiate come NEET e percettori di ammortizzatori sociali, è stata volontà della direzione volgere lo sguardo alle nuove politiche di diversity management. Nello specifico, dopo circa un anno di formazione, alcuni addetti alla selezione e di programmi di sensibilizzazioni di aziende e consulenti del lavoro, legati al gruppo FMTS, si è dato il via alle ricerche dedicate di soggetti appartenenti alle liste della L. 68/99.

Cosa significa, per te, ascoltare l’esperienza dei lavoratori diversamente abili?

Negli anni, come selezione ufficiale, ci siamo occupati di tanti colloqui. Con l’azienda, abbiamo fatto una raccolta dati, guidando le persone con disabilità, che non avevano capacità e opportunità, alle pratiche d’iscrizione al collocamento mirato. All’inizio è stato particolarmente complesso gestire i colloqui, anche da un lato emozionale. Sono storie che non si dimenticano difficilmente. Ogni persona che ho incontrato ha lasciato in me qualche insegnamento, mi ha dato il modo di guardare alla vita con altri occhi, anche nei casi di profili professionalmente molto alti, che si erano ritrovati ad avere difficoltà nel reinserimento lavorativo.

Cosa possono fare ancora le aziende italiane per i lavoratori con disabilità?

Il lavoro più difficile è sensibilizzare le aziende, in particolare quelle presenti nel Sud Italia, rispetto all’inserimento di queste risorse cercando di far capire che sono persone, non un costo elevato. E’ importante avere delle corrette politiche di inserimento e di rilevazione dei fabbisogni aziendali, in modo da diventare una grande opportunità per il team e per la struttura aziendale. 

Quello che si evince da chi lavora nel campo e dalle ultime ricerche, è che le persone con disabilità a lavoro producono valore, creano empatia, spirito di squadra e, nella maggior parte del casi, dove c’è un’azienda felice c’è un’azienda di successo.

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