Economia e lavoro post lockdown: il punto sulla situazione

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Piccoli ma confortanti segnali di ripresa delle attività produttive, nelle ultime settimane, a seguito dell’allentamento delle restrizioni imposte durante il lockdown. La situazione, ovviamente, resta delicata soprattutto per alcuni settori: in primis quello turistico, considerate le limitazioni sugli spostamenti internazionali che ancora permangono. Ma come sta reagendo l’Italia? Quali sono i dati e quali le prospettive?

Anche il nostro Paese sembra seguire il trend internazionale di lieve ripresa dei ritmi produttivi, con una fiducia generalizzata che investe i vari settori. Già da maggio, infatti, si rileva una significativa crescita delle vendite al dettaglio, anche di prodotti non alimentari. Segnali meno positivi, invece, giungono dalla situazione occupazionale, con un aumento delle persone in cerca di lavoro.

La situazione internazionale

Nessuna inversione di tendenza, invece, per il commercio internazionale di merci. Non si registrano incrementi negli scambi e l’eurozona fa segnare la flessione più accentuata (-13% le esportazioni e -11% le importazioni). Qualche lieve segnale di crescita è atteso nei prossimi mesi.

In Cina, la riapertura di molte attività produttive ha migliorato le prospettive economiche. Anche negli Stati Uniti l’indicatore di fiducia delle imprese, pur restando al di sotto della soglia di espansione, ha fatto registrare un avanzamento e a giugno la fiducia dei consumatori è aumentata con segnali di sostanziale miglioramento, grazie alla riapertura delle attività e alla ripresa dell’occupazione (calo del tasso di disoccupazione da 13,3% a 11,1%).

Nell’eurozona le vendite al dettaglio sono cresciute del 17,8% per effetto della riapertura degli esercizi commerciali, a fronte di un tasso di disoccupazione rimasto sostanzialmente invariato. Le proiezioni annunciano, però, un lento ma graduale miglioramento. In forte ripresa, invece, il commercio al dettaglio che negli ultimi due mesi, a livello nazionale, ha fatto registrare: +9,4% in Francia, +8,2% in Spagna, +8,2% in Italia e +6,6% in Germania.

Per quel che concerne il cambio dollaro-euro, che tra aprile e giugno ha continuato a oscillare intorno a 1,09 dollari per euro, non si registrano grandi scossoni. Al contrario, la caduta della produzione ha causato un’importantissima riduzione della domanda di petrolio, con inevitabili effetti negativi sul prezzo. Dopo il crollo di marzo e le successive riduzioni di aprile, quando il valore medio delle quotazioni del Brent si è assestato a 18,5 dollari al barile, nei due mesi successivi si è manifestato un recupero (29,4 di maggio e 39,8 dollari a giugno) legato alla ripartenza dell’attività economica in molti Paesi.

Le imprese in Italia

A seguito del crollo generalizzato registrato a marzo e aprile, gli indicatori per le imprese italiane hanno evidenziato una ripresa della fiducia e delle esportazioni. Queste ultime, relativamente ai mercati extra UE, hanno segnato un incremento del 37,6% dopo il drastico ridimensionamento dei mesi precedenti. Incremento da attribuire principalmente alle vendite di beni strumentali (+60% a maggio), di beni intermedi (+27,1%) e di consumo non durevoli (+24,9%).

Lievi segnali di crescita arrivano anche dalle importazioni dai mercati extra UE. Trend confermato anche nel mese di giugno con dati incoraggianti in tutti i settori economici, in particolar modo in quello manufatturiero. In ripresa le attività impegnate nella produzione di legno, mobili e altri prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi. Al contrario, le imprese della raffinazione evidenziano un forte pessimismo sulla ripresa delle attività.

Famiglie e lavoro

Come detto, a partire da maggio, l’allentamento delle misure adottate durante il lockdown ha propiziato la ripresa delle vendite al dettaglio (+25,2% rispetto al mese precedente) e, in particolar modo, degli acquisti di beni non alimentari (+66,6%). In crescita anche gli acquisti effettuati con il commercio elettronico (+41,7%).

La ripresa di gran parte delle attività produttive ha evidenziato un netto aumento delle ore lavorate nella settimana (29,6 ore per gli occupati, rispetto alle 22 di aprile). Purtroppo, accanto a questi dati confortanti, si registra un’ulteriore diminuzione dell’occupazione (-0,4% rispetto al mese precedente), con un tasso di disoccupazione pari al 7,8%.

Per quel che concerne gli imprenditori, l’incertezza sulla “domanda” e sulle sue prospettive non lascia grandi margini di manovra nella fissazione dei prezzi di vendita. Secondo l’ISTAT, a luglio sembra prevalere ancora la linea di quanti prospettano riduzioni fino ad inizio autunno. Una risalita dell’inflazione è prevista, invece, dai consumatori nella prima parte del nuovo anno.