Educational mismatch: il divario tra studio e mansione

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Da un’analisi Istat dello scorso agosto, su di un campione di circa 2 milioni di laureati e diplomati, è emerso che il gap tra percorso di studio e professione, nel nostro Paese, è altissimo. Il 35% degli italiani ricopre un ruolo meno qualificante rispetto al titolo di studi conseguito, il 24% sono profili under 30 e il 28% sono laureati. Un gap altissimo se rapportato ad altri Paesi europei quali Germania (19%) e Francia (21%).

Educational Mismatch o disallineamento formativo e professionale

Il divario tra l’iter di studi e l’occupazione che si andrà a svolgere è, molto spesso, assai ampio. Questo mismatch può avere diverse ragioni e declinazioni: nella maggior parte dei casi si vive un profondo senso di frustrazione nel momento in cui non si riesce a mettere a frutto le competenze acquisite durante anni di studio, altre volte, invece, approcciarsi ad ambiti professionali del tutto nuovi può essere stimolante. Tuttavia, lo scenario che ci si trova dinanzi quasi mai riflette quest’ultima situazione.

Il disallineamento tra percorso di studio e posizione lavorativa è assai maggiore tra i diplomanti con un mismatch che si aggira intorno al 60% , mentre per i laureati la percentuale è di circa la metà. Per i laureati, però, questo fenomeno ha un peso ben più rilevante se si pensa al lungo percorso di studio affrontato e agli investimenti per la formazione profusi.

“Tutta la vita davanti”, film del 2008 diretto da Paolo Virzì, ispirato al libro “Il mondo deve sapere di Michela Murgia, è una commedia agrodolce sul precariato, in cui la protagonista Marta, laureata con lode in filosofia, è “costretta” a barcamenarsi tra lavoro come baby sitter e addetta al call center. Questa storia, a distanza di dieci anni dall’uscita del film, è sempre più drammaticamente attuale.

Sovraistruzione e sottoinquadramento

Un diplomato su tre e un laureato su cinque sono convinti che la propria occupazione potrebbe essere svolta anche con un titolo di studio inferiore a quello conseguito. Alle crescenti aspirazioni professionali delle nuove generazioni fa da contraltare la difficoltà del mondo del lavoro ad assorbire risorse umane con livelli di istruzione sempre più elevati.

Ovviamente, non è sempre scontato che le competenze e le conoscenze acquisite vadano di pari passo col titolo di studio, infatti, alcune aspettative professionali possono restare disattese anche per limiti legati al reale livello di preparazione. Ad ogni modo, l’Istat ha rilevato che oltre 400 mila giovani posseggono un titolo di studio più elevato rispetto a quello richiesto per il lavoro che di fatto svolgono. Numeri che, inevitabilmente, risentono ancora degli effetti della crisi economica: la percentuale dei “sovraistruiti”, o “sottoinquadrati” è in continua crescita.

Analizzando i dati sui laureati, è possibile notare come il fenomeno della overeducation cambia a seconda dell’indirizzo di studi. Si va dalla percentuale minima dei medici (circa il 10%) a quella massima dei laureati in ambito umanistico (ben oltre il 30%).

Educational Mismatch e Skill Mismatch

Insomma, l’educational mismatch , cioè il disallineamento tra titolo di studio conseguito e quello richiesto, e lo skills mismatch, cioè la mancata corrispondenza tra abilità conseguite e quelle richieste, sono fenomeni diffusi e variegati che dovrebbero essere posti al centro delle politiche del lavoro. Questo enorme spreco di capitale umano impone una seria e profonda riflessione sull’esigenza di un aggiornamento del sistema formativo e di un maggiore sostegno all’innovazione delle imprese.

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