Formazione trasversale e lavoro: cosa chiede il mercato ai giovani

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Oggi entreremo nel merito della formazione trasversale e dei requisiti extra professionali richiesti ai giovani nel mercato del lavoro moderno cercando di capire come è cambiato il mondo del lavoro e di quali competenze i giovani hanno bisogno per trovare un impiego.

Cos’è la formazione trasversale

La formazione continua è entrata prepotentemente nel panorama dei nuovi lavori moderni. Formarsi per le aziende è un incentivo in più da dare ai propri dipendenti per poter crescere insieme. Molte aziende che investono seriamente sulla formazione del personale, infatti, sono portare a mantenere contratti per lungo tempo. Ragionevolmente, formare una persona secondo i propri principi, doveri e lavori e poi lasciarla andare, sarebbe “scomodo” per i competitor.

I nuovi lavori richiedono dinamicità, lavoro di squadra e sono per la maggior parte indirizzati ai nativi digitali. Social specialist, manager, copy, aziende di pubblicità e grafica. Anche i lavori più tradizionali, statali o d’ufficio, stanno iniziando a cambiare direzione per seguire la strada del digital. Infatti, in questi settori, per lo più popolati da migranti digitali, la formazione è, e deve essere per sopravvivere, il cuore pulsante.

Per formazione trasversale intendiamo quindi tutti i corsi di formazione che un lavoratore è obbligato a seguire ogni anno per sviluppare soft skills richieste dal mercato del lavoro.

Anche gli apprendisti sono obbligati alla formazione trasversale, che rientra nel monte ore formazione apprendistato obbligatoria.

Nuovi lavori, soft skills e hard skills

Vediamo adesso quali sono le capacità gestionali che un lavoratore deve possedere per far fare dei nuovi lavori moderni. Vince su tutti la capacità di lavorare in team e la flessibilità a lavoro. Lavorare in team significa lavorare meglio, in un ambiente dinamico dove le idee e la creatività hanno il loro peso e giusto spazio. La flessibilità è fondamentale, vi si può chiedere di lavorare al bar, in ufficio o all’interno di realtà targate dallo smart working.

Lo smart working, tradotto letteralmente in Italia “lavoro agile”, è un termine che negli ultimi anni è entrato nel panorama dei nuovi lavori. Si tratta di una modalità di lavoro subordinato stabilita tra il datore e il lavoratore. In pratica il datore di lavoro può somministrare un determinato progetto al lavoratore senza però stabilire orari di lavoro e neanche una sede. Come, dove e quando concludere il progetto da consegnare è compito del lavoratore. Per questo le capacità gestionali e organizzative entrano per direttissima a far parte della schiera delle soft skills richieste dal nuovo mondo del lavoro.

È un mono più “libero” quello del lavoro di oggi. Si può lavorare da freelance, senza recarsi direttamente in ufficio. Un mondo dove la noia e l’abitudine non sono più aggettivi usabili per definire il lavoro. Vincono la creatività, la voglia di realizzarsi, lo spirito di squadra e la capacità di adattarsi.

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