Lavoro e fabbisogni del settore Turismo: intervento di Giuseppe Melara

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Di che cosa c’è realmente bisogno per stimolare il settore turistico alberghiero? Quali sono le esigenze palesate da uno dei pochissimi settori che, pur in un difficile momento congiunturale, non ha conosciuto crisi? Sono queste alcune delle domande che si è posto Giuseppe Melara, Direttore Generale del Gruppo Formamentis (in foto), in occasione della partecipazione al Forum del Turismo organizzato da Rete Destinazione Sud, le stesse domande da cui prende spunto il suo intervento a proposito dei numeri e delle prospettive sul mercato del lavoro in ambito Turismo.

TREND OCCUPAZIONALI DEL SETTORE TURISMO

Giuseppe Melara

Spesso in questi anni, ci siamo posti interrogativi riguardo alle esigenze del settore Turismo, sia per rispondere ai bisogni di formazione delle aziende nostre clienti appartenenti al settore o di privati che avessero necessità di acquisire competenze, sia da quando siamo anche diventati agenzia per il lavoro che si occupa non solo di incrociare domanda e offerta ma di farlo in maniera intelligente senza perdere di vista lo sviluppo del nostro territorio. Ad oggi il turismo è il settore che crea il maggior numero di posti di lavoro, sebbene la crisi economica e l’allarme terrorismo abbiano inciso negativamente sui trend di crescita. Naturalmente anche l’Italia gioca e può continuare a giocare un ruolo di prim’ordine.

Nel 2016 si sono registrate 50 milioni di presenze con un incremento del 5%. L’occupazione turistica conta circa 3 milioni di unità, tra diretti e indiretti, con un’incidenza del 12% circa. Lavorare nel settore turistico-alberghiero rappresenta, dunque, una grande opportunità per i giovani italiani, come confermato dai trend dell’Osservatorio sul mercato del lavoro, che attestano un’occupazione giovanile superiore al 60% tra ristoranti, alberghi, agenzie di viaggio, tour operator e simili.

Tra i vari segmenti del settore, il comparto alberghiero è quello che fa registrare un tasso di occupazione maggiore, mentre quello ricettivo è attualmente caratterizzato da una minore spinta propulsiva pur in un quadro che resta confortante rispetto ad altri settori dell’economia.

QUANTO CONTA LA FORMAZIONE PER LAVORARE NEL SETTORE TURISTICO

Ciò non deve, però, farci pensare che per trovare lavoro è sufficiente proporsi alla prima azienda senza avere la minima idea di cosa si stia parlando. La carte vincenti sono passione e formazione. Per lavorare nel turismo occorre infatti una buona preparazione culturale di base, titoli possibilmente specialistici, oltre all’intraprendenza e allo spirito di sacrificio: è il caso di ricordare, infatti, che quella che per gli altri è una vacanza, per chi lavora nel settore è un lavoro.

Alcune professioni richiedono una forte mobilità, altre invece di adattarsi a periodi caratterizzati da carichi di lavoro elevati ad altri meno. Non va infine trascurato un altro ingrediente fondamentale: la passione per i viaggi e il turismo, che rappresenta il motore di questa macchina all’apparenza perfetta.

L’offerta formativa in Italia nel turismo, nell’industria alberghiera e della ristorazione è abbastanza variegata anche se ha visto uno sviluppo considerevole solo nell’ultima decade, attraverso il lavoro di enti pubblici e privati che propongono corsi di specializzazione, seminari e Master di alta formazione, eventi e percorsi formativi mirati, capaci di soddisfare ogni singola o particolare richiesta proveniente dal mercato del lavoro. Anzi, spesso – anche attraverso gli stage – si affiancano o si intrecciano alle realtà lavorative, creando di fatto corsie preferenziali che conducono dritte al sospirato posto di lavoro.

Importante anche il contributo delle Università per il turismo: l’offerta formativa italiana prevede una sessantina di corsi di laurea fra triennali e magistrali. Nelle scuole superiori suscitano interesse crescente l’istruzione professionale su enogastronomia e ospitalità alberghiera e l’istruzione tecnica a indirizzo turistico.

FIGURE E LAVORI PIù RICHIESTI

Il ventaglio di posizioni offerte dal settore turistico alberghiero è vastissimo, tuttavia l’Istat ha provveduto a raggrupparle in due macro categorie che racchiudono moltissime professioni specifiche:

  1. I servizi pubblici ed alla persona e le attività commerciali e dei servizi. Nello specifico troviamo lavori quali: tecnici addetti all’organizzazione e al controllo della produzione; tecnici delle attività ricettive ed assimilati; tecnici dell’organizzazione di fiere, convegni e assimilati; agenti di viaggio; guide ed accompagnatori specializzati; gestori e responsabili di piccole imprese negli alberghi e pubblici esercizi fino ad arrivare agli addetti alla ristorazione e ai pubblici esercizi.
  2. L’elenco delle professioni continua, grazie a web e social network che hanno di fatto concepito nuove professioni e attività: si pensi a coloro che creano le app, al social media marketing, allo storytelling legato alle destinazioni turistiche, al turismo esperienziale, ai servizi di booking, alla disintermediazione dell’offerta e via discorrendo. In questo nuovo contesto assume particolare importanza la comunicazione, soprattutto quella digital, e la conoscenza delle lingue straniere.

Nel settore alberghiero e ricettivo spiccano, tra le figure professionali più richieste, quelle dei Revenue manager, chiamati a ottimizzare le entrate di una struttura attraverso tariffe dinamiche e la scelta dei canali distributivi più opportuni. Troviamo anche diverse altre figure manageriali in ambito turistico, il cui ruolo è quello di offrire un’esperienza di viaggio quanto più efficiente e gradevole possibile.

LA MAPPA DELLE FIGURE PROFESSIONALI

Una mappa delle figure professionali nel settore turistico alberghiero forse può aiutare. Se si pensa all’ampiezza della gamma delle attività produttive che intervengono nel ciclo dell’offerta turistica o, ancor più, che devono soddisfare la domanda espressa dai turisti, si può facilmente immaginare la pluralità di figure professionali a vario titolo coinvolte. Dagli esperti di marketing ai commessi di negozio, dai redattori di giornali ai fattorini, dai cuochi ai controllori ferroviari, sono alcuni milioni di persone di persone che lavorano quotidianamente in Italia per i turisti. Non tutti, naturalmente e neppure la maggior parte di questi svolgono professioni che possono essere definite o considerate caratteristiche dell’area turistica tout court. Per individuare le figure caratteristiche del turismo occorre prima definire dei criteri di scelta.

Un primo criterio è quello di focalizzare l’attenzione sulle attività produttive nelle quali l’orientamento al turista rappresenta un fattore decisivo: si tratta di quelle attività in cui la rilevanza del contenuto turistico è esclusiva o comunque prevalente. Difficilmente, in ambiti nei quali il turista rappresenta una quota non determinante della clientela, crescono e si sviluppano figure ad esso specificamente rivolte. Sono relativamente pochi, per fare un esempio, i negozi nei quali i commessi conoscono una seconda lingua, a meno che non si trovino in aree di grande afflusso.

Un secondo criterio è quello di escludere gli ambiti settoriali che presentano specificità tecnico-professionali tali da risultare preponderanti rispetto all’aspetto dell’orientamento al turista. Ciò significa, nello specifico, che non sono qui prese in esame le figure delle aree professionali dei trasporti, dei beni culturali e dello spettacolo.

Il terzo ed ultimo criterio è quello di prendere in esame, negli ambiti di attività produttive considerati, soltanto le figure professionali più tipiche e consolidate o, in altri termini, caratteristiche.

La mappa delle figure professionali in tal modo individuate è divisa orizzontalmente in cinque blocchi che fanno riferimento alle grandi categorie di attività che vengono esaminate:

  1. Definizione, della formulazione, della commercializzazione dell’offerta turistica;
  2. Ricettività;
  3. Ristorazione;
  4. Servizi al turista;
  5. Servizi generali a supporto delle categorie appena elencate.

La partizione verticale della mappa fa invece riferimento al livello della figura professionale, che può essere di livello dirigenziale, quando ad essa si associa il grado maggiore di responsabilità e di autonomia; di livello intermedio, quando ha responsabilità di coordinamento sulla base di direttive dirigenziali; di livello tecnico, quando le sono richieste competenze tecnico-professionali di rilievo, ma non necessariamente una funzione di coordinamento e di livello esecutivo, quando il grado di autonomia e di competenza tecnico-professionale sono inferiori.

Le denominazioni tra partizioni orizzontali e verticali genera oltre 150 figure che collimano con varie fonti, tra cui il contratto nazionale del turismo, la classificazione delle professioni dell’ISTAT, l’ampia letteratura disponibile. È davvero necessario avere tutte queste figure? Quali sono i parametri che ci consentono di valutarne l’adeguatezza e la preparazione? Di certo c’è che oltre agli imprenditori, il vero successo di un settore come quello turistico sono le persone. E probabilmente per arrivare a uno sviluppo migliore e qualitativamente più alto occorrerebbe mettere ordine, stabilire limiti e pretendere competenza. E poi, tutti insieme, ripartire.