Mobbing e bossing sul lavoro: cosa fare e come reagire

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Quando parliamo di mobbing sul lavoro intendiamo comportamenti aggressivi di natura psicofisica e verbale, esercitati da un gruppo o da singolo nei confronti di un lavoratore. In particolare, quando queste violenze vengono esercitate da un datore di lavoro, si parla di bossing. Quest’ultimo è una forma di molestia psicologica usata solo in Italia, in casi molto rari, che hanno lo scopo di indurre il dipendente alle dimissioni.

Questi due fenomeni, purtroppo, sono molto presenti nei contesi lavorativi, privati o pubblici, e negli anni sono stati spesso denunciati, al punto da diventare un vero e proprio reato perseguibile dalla legge. Si tratta, a tutti gli effetti, di una forma di abuso ai danni di un dipendente o di un collega.

Spesso chi esercita il bossing è un datore di lavoro, ad esempio un capoufficio, un dirigente, un manager o anche un ufficiale delle forze armate. Secondo quanto deciso dalla Cassazione invece, il mobbing può essere inflitto anche dai colleghi di lavoro, con l’esclusione sociale, violenza fisica o verbale.

Cosa fare in caso di mobbing o bossing sul lavoro? La scelta più logica è quella di denunciare per se stessi e per gli altri, in modo che nessun altro collega debba subire simili vessazioni. Essendo una forma specifica di mobbing, il bossing può avvenire con modalità differenti ma con lo scopo di creare un clima di tensione attraverso atteggiamenti severi, minacce e rimproveri costanti, affidando alla vittima compiti degradanti e dequalificanti rispetto al profilo professionale, privandolo così di ogni opportunità di crescita.

 

Vessazioni sul lavoro: il mobbing è reato!

Maltrattamento, oppressione, tormento, persecuzione, prepotenza, molestia, tortura. Ognuno di questi può essere un sinonimo adeguato di vessazione. Sono atteggiamenti all’ordine del giorno sul lavoro e spesso non è facile uscirne o denunciare, proprio per paura di perdere una determinata professione.

Denunciare il datore di lavoro, quando all’interno dell’azienda, la posizione della vittima è di una gerarchia inferiore, non è facile. C’è la possibilità di non essere creduti, di perdere possibilità, o addirittura, (in caso di bossing) di perdere il lavoro. Nonostante queste paure e difficoltà sono diverse le sentenze e cause affrontate per mobbing.

La vittima può maturare delle vere patologie fisiche o psichiche che possono essere anche indennizzate attraverso una richiesta danni. Tali danni possono essere di natura patrimoniale o non patrimoniale. Infatti, grazie al Jobs Act e all’inserimento di nuove normative come l’art. 2087 c.c., sono nate una serie di obblighi per il datore di lavoro: “L’imprenditore è tenuto ad adottare nell’esercizio dell’impresa le misure che secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro”.

Quindi, secondo la legge, il datore di lavoro ha il divieto non solo di compiere qualsiasi comportamento lesivo della integrità psico-fisica del prestatore di lavoro, ma anche l’obbligo di prevenire, scoraggiare e neutralizzare qualsiasi comportamento simile da parte di terzi. In caso di mobbing, e di consecutiva denuncia, l’azienda stessa si espone a conseguenze sanzionatorie di civili che penali.

Come reagire e cosa fare in caso di Mobbing

È importante reagire al mobbing sul lavoro.

Prima di sporgere denuncia e affrontare una causa civile per mobbing, è importante raccogliere il maggior numero di prove che testimonino gli atti vessatori e discriminatori subiti.  Una volta raccolte tutte le prove, il lavoratore può rivolgersi agli avvocati convenzionati o a legali sia per un tentativo di conciliazione che per il ricorso al giudice del lavoro. La gestione dei conflitti sul lavoro non è così semplice però e la paura principale, per la vittima, è la perdita del lavoro, quindi del sostentamento di vita. Poi c’è il terrore della solitudine, la possibilità che non venga riconosciuta la condizione di disagio e malessere, la rabbia per non essere stato tutelato adeguatamente dal datore di lavoro.

La persona che ritiene di esserne vittima può scegliere tra due strade. Rivolgersi ai tanti sportelli mobbing creati dai Comuni di diverse città italiane, dove potrà confrontarsi anche con persone di competenze che lo aiuteranno a superare le violenze. Oppure, denunciare tali  violenze alle Autorità competenti. Inoltre,  la vittima può richiedere un risarcimento dei danni subiti rivolgendosi ad un avvocato o ad un Avvocato patrocinio a Spese dello Stato in materia civile.

 

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