Privacy sul lavoro: normativa e limiti del controllo a distanza

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Il lavoro svolto con dignità umana mobilita l’uomo. Nasciamo, cresciamo, forse studiamo,  ma sicuramente lavoriamo. Lavorare è l’obiettivo primario di molte persone, solo che non tutti i posti di lavoro sono luoghi “sani”. Si sente sempre più parlare di controllo a distanza da parte di un datore di lavoro su una risorsa o del controllo sulla navigazione internet dei dipendenti. Ma ogni azienda pubblica o privata deve garantire il diritto alla privacy del lavoratore. Un “capo” non può andare oltre quelli che sono i diritti della persona, in termini di privacy, può però utilizzare videocamere e controlli, secondo una nuova normativa, nel rispetto dello Statuto dei Lavoratori, e solo in alcuni casi. Vediamo quali.

Privacy sul lavoro: limiti e normativa

Ogni lavoratore di qualsiasi paese del mondo ha avuto a che fare, almeno una volta nell vita, con un datore o un responsabile “particolare”. Dall’installazione di telecamere sul luogo di lavoro, al controllo dei dipendenti tramite gps. Sembrerebbero situazioni assurde, dove la privacy diventa del tutto inesistente. Eppure sono situazioni approvate da normative attualmente in vigore.

Videosorveglianza: cosa dice il Jobs Act

Ad esempio, l’ultime legge introdotta dal Jobs Act regolamenta la vidosorveglianza, così come l’articolo 4 della Costituzione parla dello Statuto dei Lavoratori, dei diritti e dei doveri della persona anche in merio di controlli a distanza tramite sistemi di videosorveglianza. Inizialmente le telecamere sul luogo di lavoro erano state introdotte per tutelare l’azienda e per tutelare i beni del datore.

Badge aziendale: normative

I controlli al’intervo dell’azienda possono essere fatti su chiunque possieda un badge aziendale, conoscendo l’orario esatto d’entrata e controllando il computer aziendale.

Attenzione, però! Questa normativa presente nel Job’s Act vale solo in due casi:

  • quando il lavoratore per svolgere le attività utilizza strumenti informatici dati dall’azienda;
  • quando il lavoro della risorsa riguarda il controllo e la sicurezza e è sottoposto a costante monitoramento di videocamere di sorveglianza.

Controllo a distanza, quando diventa mobbing?

Quando questo controllo assiduo può urtare la privacy della risorsa? Esattamente nel momento in cui questi controlli assidui vengono seguiti da atteggiamenti di mobbing e bossing sul luogo di lavoro, creando disturbi alla persona come lo stress da lavoro correllato.

Il fenomeno di mobbing è un reato e le persone hanno il diritto di tutelarsi da datori di lavoro violenti, anche solo verbalmente. Atteggiamenti negativi, bullismo, controllo assiduo della risorsa, sotto ogni punto di vista, può diventare un duplice reato: per mobbing e per violazione della privacy.

Secondo la legge un datore non può violare ogni principio di privacy controllando assiduamente e senza motivazione un proprio dipendete. Inoltre, il datore di lavoro ha dei principi da rispettare nei riguardi del prorio dipendente, come quello di tutela dei dati personali, il principio di trasparenza, di sicurezza e di necessità.

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