Lavorare da casa grazie allo smartworking

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Tra i nuovi lavori che si stanno facendo strada nel nostro Paese, troviamo lo smartworking, altrimenti detto lavoro agile.

Lavorare da casa con il meccanismo dello smart working non è semplicemente svolgere un telelavoro, senza particolari specializzazioni, tutt’altro. Il lavoro agile, così come inteso dalla nuova normativa che lo regolamenta, si rivolge a professionisti, impiegati o manager che svolgono una parte del proprio lavoro da casa, con supporti tecnologici mobili, e una parte in azienda.

Come ogni altra tipologia di lavoro, anche lo smart working ha vantaggi e svantaggi e se da un lato è la comodità il principale beneficio, dall’altro il lavoro agile richiede diverse competenze trasversali tra cui, soprattutto, una maggiore capacità organizzativa rispetto al classico lavoro svolto interamente in azienda.

Ma vediamo nel dettaglio cos’è lo smart working, cosa prevede la normativa e a chi si rivolge.

Smartworking: definizione del lavoro agile

Lo smart working non è una nuova tipologia contrattuale, ma una modalità di esecuzione del lavoro di manager e professionisti impiegati nell’azienda, sia pubblica che privata.

Questa particolare modalità viene definita lavoro agile, perché si svolge senza particolari vincoli né strumentali (occorre soltanto disporre di dispositivi mobili come tablet, pc, smartphone), né spaziali (può essere svolto da casa).

Se il lavoratore opera in smart working, è autorizzato a trascorrere parte del suo tempo lavorativo a casa o comunque fuori dall’azienda. Può trattarsi di un pomeriggio, due o tre giorni, dipende dagli accordi presi tra datore di lavoro e dipendente.

Naturalmente, continuano a persistere limiti temporali, infatti il dipendente è tenuto a svolgere il suo lavoro sempre nei limiti dell’orario previsto dal suo contratto.

Perché lo smart working sia attivato è necessario un accordo scritto tra le parti, attraverso un contratto a tempo indeterminato o determinato. Tra gli obiettivi che lo smartworking si propone di raggiungere figurano sicuramente l’innovazione del mercato del lavoro online e non solo e l’aumento della competitività delle imprese, attraverso l’adeguamento dell’azienda alle nuove esigenze dei lavoratori.

La legge che regola lo smart working in Italia

La crescita dell’importanza del lavoro agile ha reso necessaria una regolamentazione, che per la prima volta è arrivata con la Legge n. 81 del 22 maggio 2017, recante le Misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e misure volte a favorire l’articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato.

Secondo la legge, lo smart working è letteralmente una “modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato stabilita mediante accordo tra le parti, anche con forme di organizzazione per fasi, cicli e obiettivi e senza precisi vincoli di orario o di luogo di lavoro, con il possibile utilizzo di strumenti tecnologici per lo svolgimento dell’attività lavorativa”, una definizione molto ampia, proprio per evitarne l’eccessiva rigidità che avrebbe compromesso il principio di flessibilità dello smart working.

La legge, oltre a fornire una spiegazione molto ampia dello smartworking, prevede una serie di disposizioni riguardo la strumentazione che il datore di lavoro deve fornire al dipendente, la durata dell’accordo tra le parti, il preavviso per l’eventuale recesso, ma soprattutto la disciplina delle modalità di esecuzione del lavoro e la garanzia della parità di trattamento tra lavoratori in smart working e quelli tradizionali, anche nell’ambito della sicurezza sul lavoro (malattie, infortuni).

L’accordo deve essere stipulato in forma scritta, con l’indicazione dell’orario lavorativo durante il quale il lavoratore è reperibile e impegnato nel progetto; la strumentazione deve essere fornita dal datore di lavoro che è responsabile del funzionamento; il trattamento economico deve essere applicato in maniera regolare e con le stesse condizioni previste per chi svolge le stesse mansioni all’interno dell’azienda; il preavviso per il recesso, che può essere operato da entrambe le parti, non può essere inferiore a 30 giorni (90 per i disabili), inferiore ai 30 giorni, in caso di giusto motivo o inesistente in caso di contratto a tempo indeterminato.

Il lavoro agile, inoltre, non può sussistere senza monitoraggio dei risultati. Ecco perché è importante analizzare costantemente le attività e valutare criticità e opportunità per migliorare la nuova modalità di lavoro.

In ultimo, ma non per importanza, secondo la legge, così come per i dipendenti tradizionali, anche il lavoratore in smart working ha diritto alla formazione continua e alla certificazione delle competenze.

Vantaggi e svantaggi del lavoro agile

Il lavoro agile, lo smart working, consente di ottenere una serie di vantaggi, sia per l’azienda sia per il lavoratore.

Il dipendente può lavorare da casa e avere una flessibilità che sicuramente gioverà alla sua produttività, oltre alla possibilità di misurare i risultati della sua prestazione.

Per le aziende, invece, il lavoro agile si traduce in un risparmio dei costi di gestione e nella possibilità di adottare nuovi modelli organizzativi che conducono ad un aumento della competitività dell’impresa, dovuta anche alla maggiore efficienza del dipendente in smart working.

Molti sono ancora gli aspetti da valutare e regolamentare e certamente non è semplice per l’impresa aprirsi a questa particolare flessibilità del lavoro, ma i tempi sono ormai maturi perché questa trasformazione abbia inizio.

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