Storie di FMTS: Mobilità internazionale docenti IIS Galilei-Di Palo

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Siamo al sesto capitolo della nostra rubrica Storie di FMTS e in questo appuntamento affronteremo il tema della mobilità internazionale dei docenti. I protagonisti di questa storia, infatti, non sono giovani studenti ma un gruppo di professori e collaboratori scolastici, che hanno deciso di mettersi in gioco e tornare in Italia con nuove metodologie e possibilità da offrire ai propri studenti.

Oggi quindi, andiamo a Salerno, precisamente all’Istituto Superiore “Galilei-Di Palo” che ci racconta la storia di 25 docenti partiti per conquistare il Regno Unito e Malta.

La formazione dei docenti in viaggio

“Menti in movimento” è questo il motto dell’Istituto Superiore “Galilei-Di Palo”, un frase che rende onore all’istituto che investe sul successo formativo dell’alunno e, di conseguenza, della scuola. Oltre ai vari progetti di Alternanza Scuola Lavoro, professori e collaboratori scolastici sono tornati tra i banchi di scuola per sviluppare la capacità di cooperare in una dimensione europea per il conseguimento di obiettivi legati alla formazione del personale e allo sviluppo dell’istituto nel suo complesso.

Si chiama Steer– School sTaff training for innovativE altErnating school- work pRograms ed è il progetto realizzato con il supporto di EuroGlocal, società appartenente al Gruppo Fmts. che ha visto partire alla volta di Regno Unito e Malta 25 docenti e 5 risorse del personale ATA del Galilei-Di Palo. Le persone coinvolte nel progetto hanno svolto corsi strutturati di lingua inglese in Regno Unito e attività di Job Shadowing a Malta.

Attraverso la partecipazione al progetto Steer l’istituto ha migliorato ed incrementato la realizzazione e la gestione di progetti di alternanza scuola-lavoro che, a loro volta, hanno generato un miglioramento dell’offerta formativa attraverso l’implementazione di nuovi curricula e nuovi approcci per l’apprendimento.

Un pensiero che si è fatto concretezza, ribadito con forza dal Dirigente Scolastico dell’Istituto, Emiliano Barbuto:

Abbiamo aderito al progetto in relazione alla crescita e alla formazione dei nostri docenti che, a loro volta, potranno arricchire anche il bagaglio culturale dei nostri alunni. E’ stata un’esperienza unica che riverseremo nella nostra quotidianità fin da subito, mi aspetto una ricaduta sul prossimo anno scolastico con nuovi interventi didattici, che ci facciano sentire più vicini all’istruzione europea, implementando quegli aspetti metodologici appresi nei paesi ospitanti. Fondamentale è stata anche la volontà di creare una rete con le imprese del territorio per la realizzazione delle attività di alternanza.

L’esperienza londinese della professoressa Tranfaglia

A raccontarci in prima persona, entusiasta dell’esperienza vissuta, è stata la professoressa Iride Tranfaglia che ha vissuto e studiato per due settimana a Londra. La professoressa di matematica dell’Istituto ha riscontrato evidenti, seppur bellissime, diversità tra l’Italia e il mondo scolastico londinese, ampliando i propri orizzonti, decidendo di apportare modifiche al suo metodo di insegnamento, trasferendo le competenze ai suoi alunni e ai colleghi dell’Istituto.

Sono due mondi completamente diversi sia per come vivono l’esperienza scolastica, sia per la vita quotidiana. Quello che mi ha stupito è il rapporto tra docenti e alunni: esiste una comunità, il rispetto, l’alunno non è mai costretto a studiare, ci sono molte meno materie da studiare e alla fine di ogni percorso scolastico l’alunno ha la possibilità di lavorare in qualsiasi settore, un lavoro garantito dalla scuola. Questa è una possibilità importante perché lo studente ha consapevolezza non solo dello studio ma anche del mondo del lavoro, ed è quello che manca all’Italia. Possiamo dire che i nostri studenti sono i più preparati, ma a cosa serve la preparazione se poi non c’è inserimento nel mondo del lavoro? A nulla, ed è per questo che il prossimo anno metterò in pratica tutto quello che ho appreso a Londra, per garantire un futuro migliore ai miei alunni.

Una diversità evidente, espressione di due universi ancora troppo lontani. La mobilità non è una prerogativa dei giovani studenti ma anche degli insegnanti, perché la scuola è la seconda casa di un adolescente ed è proprio all’interno di un’aula che si apprendono gli insegnamenti più importanti per potersi creare un futuro concreto e stabile. L’insegnamento è fondamentale e la formazione deve essere continua. L’esperienza dei 25 docenti non si fermerà a luglio, continuerà negli anni, tra docenti e alunni e magari, con nuove possibilità di mobilità.

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