Workaholism, quando il lavoro diventa una dipendenza

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Un termine nuovo con cui si indica un particolare tipo di comportamento, oltre che di disturbi, legati allo stress da lavoro correlato, è Workaholism, letteralmente “maniaco del lavoro”, stacanovista.

Il workaholic, infatti, è un lavoratore che ha sviluppato una vera e propria dipendenza dal lavoro e che, pertanto, necessita di un supporto che vada al di là dell’ambiente lavorativo.

In questo articolo approfondiremo l’argomento insieme al nostro account manager e business accelerator, Gianluca Bruno. Insieme a Gianluca cercheremo di capire come tenere sotto controllo questa problematica e quali provvedimenti è necessario prendere per aiutare una persona affetta da questo disturbo.

 

Workaholic: significati e sintomi

Tra i disturbi comportamentali più comuni del nostro tempo, ma spesso troppo sottovalutati, esiste anche la dipendenza da lavoro. Pochi sanno che l’incidenza è pari a quella del gioco d’azzardo patologico (ludopatia).

Come facciamo a capire se ne siamo affetti?

  • Rimandiamo un appuntamento in famiglia per un impegno a lavoro che potremmo svolgere anche il giorno successivo?
  • La e-mail aziendale configurata sul cellulare ruba i nostri spazi di relax anche nei week-end?
  • Le telefonate lavorative si procrastinano anche dopo l’orario di lavoro o nei momenti meno opportuni?
  • La pausa pranzo resta in teoria, ma in pratica è un ulteriore spazio a disposizione del lavoro?

Se avete risposto “sì” ad almeno tre di queste domande, vuol dire che l’approccio al vostro lavoro sta degenerando e che non state più lavorando per vivere, ma vivendo per lavorare.

Gli anglosassoni hanno definito questi soggetti workaholics: i dipendenti da lavoro.

Impegno e costanza portano vantaggi e riconoscimenti, siamo tutti consapevoli e tutti d’accordo, ma se non tenuti a bada, se esasperati, possono sfociare in ossessione. Uno stato patologico che devasta la vita del soggetto e delle persone che gli sono accanto. Questo tipo di disturbo colpisce tutti indipendentemente dal sesso e dalla professione svolta e le nuove tecnologie sono come benzina sul fuoco, perché la possibilità di restare sempre connessi rafforza il loro senso di potenza e di euforia. Un senso che rinvigorisce la già incipiente dipendenza da lavoro.

A peggiorare le cose, si aggiunge anche l’atteggiamento della società, per una forma di luogo comune, la dipendenza da lavoro è considerata una manna dal cielo, una caratteristica speciale rispetto “a chi non ha voglia di fare nulla”.  I workaholics, infatti, si considerano degli stacanovisti, dei gran lavoratori, super appassionati della loro professione. Ovviamente è solo una chiara illusione. Chi ne ha sofferto, racconta dell’incapacità nel non riuscire a dedicarsi del tempo, dell’insofferenza ad altre cose che non avessero alcun legame con il lavoro e dei sensi di colpa nel viversi momenti e fasi di relax.

Come aiutare un workaholic: le fasi

Che sia ben chiaro: la dipendenza da lavoro non è nella maniera più assoluta una virtù, ma solo ed esclusivamente un problema di salute mentale.

Uno stato sempre più aggressivo e presente nella vita di tanti soggetti a causa delle innovazioni tecnologiche. Una condizione che alimenta stati di inadeguatezza e di inferiorità verso le aspettative dei propri cari. Sono tantissimi i workaholic che creano dinamiche e riti in famiglia per evitare di pensare che la loro vita non sia solo lavoro, o meglio, che partner e figli raggiungano questa consapevolezza.

La particolarità di questo fenomeno risiede nella fase primordiale: tutto sembra normale e innocuo. Ad un certo punto gli impegni prendono il sopravvento su famiglia e attività personali. I sensi di colpa provano a bilanciare il divario, ma invano. La convinzione di avere un comportamento impeccabile alimenta sentimenti di disprezzo verso coloro che spendono tempo in attività “futili”.

La fase successiva è quella critica: il soggetto in questo stadio si aggrappa ad una miriade di scuse per giustificare la spasmodica esigenza di lavorare troppo. Gli innumerevoli tentativi di portare equilibrio nella vita quotidiana falliscono mettendo in risalto le proprie debolezze. L’autostima crolla nel momento in cui la pressione e lo stress calano. La vita sociale e rapporti si incrinano a causa di comportamenti aggressivi e ad una insofferenza generalizzata.  L’ansia bussa alla porta per spalancarla successivamente alla depressione.

 

Come dire basta alla dipendenza dal lavoro

Una terapia individuale può rappresentare uno degli strumenti più efficaci. Il raggiungimento della consapevolezza, la riappropriazione delle proprie emozioni e la ristrutturazione cognitiva, necessitano di particolare attenzione a causa delle distorsioni cognitive che orientano e mantengono il disturbo.

Un ulteriore sforzo andrebbe fatto anche sulla percezione di autostima e sulla tendenza all’autodistruzione.

Alla terapia individuale, va affiancata anche una terapia di coppia, che ha lo scopo di riportare equilibrio e salvaguardare il rapporto da un’ipotetica rottura.

Non va trascurata neppure l’ipotesi di una terapia familiare che andrebbe a migliorare le forme di comunicazione tra i membri della famiglia e l’espressione delle emozioni. Alla base di qualsiasi cura, la volontà di riscoprire il piacere di dedicare del tempo a se stessi, agli altri, ma anche al lavoro attraverso programmi di reinserimento e di monitoraggio dello stato psico-fisico.

Gianluca Bruno 

 

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